Serse e Sislej Xhafa in mostra al Jumeirah Capri Palace

Si rinnova la collaborazione tra Galleria Continua e Jumeirah, con un percorso espositivo che vede coinvolti, presso le aree comuni del Capri Palace, due artisti dal forte richiamo poetico che ben si prestano a celebrare la natura e la bellezza dell’Isola: Serse e Sislej Xhafa.

Il primo, triestino, si concentra su una rilettura del tema-paesaggio nell’arte contemporanea: mari, superfici acquatiche, rifrazioni di piante sull’acqua, cieli nuvolosi, spazi trasformati da luci e ombre. Il secondo, di origine kosovare, è noto per  sfidare gli stereotipi, i pregiudizi, e la realtà politica.

Un connubio non casuale di autori, solo apparentemente dissonanti, ma che ci invitano a riflettere sulla natura e sulla condizione umana.

La serie di opere di Serse presentate nel lussuoso resort anacaprese del gruppo Jumeirah, apparentemente simili a fotografie, si avvalgono invece di un medium intrinsecamente primordiale: il carbone, e poi la grafite. Un’indagine che lo porta a concentrarsi sugli effetti visivi dell’acqua, e sui giochi di luce.

La ricerca di Serse trasfigura il fascino della natura attraverso i suoi elementi, con opere in cui la presenza dell’uomo è assente. Lo spettatore è invitato a osservare il circostante da una nuova prospettiva. Le onde catturano la danza del mare increspato, spandendosi, come cerchi oleosi, in tessiture d’arabeschi. 

Impugnando il minerale della grafite, l’artista, tramite gesto estetico, trasforma l’oggetto solido nella sinuosità di quello liquido. Tratteggio dopo tratteggio, gli atomi si spezzano e si ricompongono in flutti marini, metafora di passaggio, di rinnovo, di origine della vita.

Se da un lato Serse esplora la forza della natura, la sua contemplazione e sublimazione, Sislej Xhafa indaga la componente umana e storica del contesto in cui lavora. Il lavoro di Xhafa risiede nella sua capacità di trasformare l’ordinario in straordinario.

L’opera esposta al Capri Palace, Iron Flower, è un’espressione nostalgica e ricca di significato che richiama la storia di Galleria Continua. Composta da vecchi condotti di aerazione della galleria di San Gimignano, un antico Cinema-Teatro (sede della galleria Continua dal 1995), l’opera si trasforma in fiori carichi di storia a cui Xhafa ha conferito nuovi significati. 

“Credo che Continua rappresenti la continuità, questa è la loro forza ed energia. Basti pensare al coraggio di aprire uno spazio a San Gimignano quando avrebbero potuto scegliere Firenze o Milano. Se oggi tutto il mondo cerca le periferie, loro sono stati pionieri di questo viaggio straordinario che è anche quello di reinventarsi nel tempo, e gli artisti ne sono complici. Loro sono i binari, noi i treni”, ha dichiarato Xhafa.

I temi principali della sua pratica artistica sono gli attuali cambiamenti sociali, economici ed estetici, letti in chiave umoristica o inaspettatamente invertiti di senso, per innescare nell’osservatore una sensazione di spaesamento.

Le opere, prive di retorica, mirano a sfidare gli spettatori a riconoscere i sintomi e i punti deboli della società contemporanea globalizzata e multiculturale, a evidenziare meccanismi comportamentali provocati dall’incontro/scontro di culture differenti. È da qui che nasce la possibilità di mettere in discussione valori già acquisiti e di penetrare nel cuore del disagio, della precarietà della condizione umana e della fragilità nei rapporti fra Oriente ed Occidente.

”Essere trasversali, portare l’arte dove si puó, per seminare conoscenza, e imparare a rispettare le differenze”, così Lorenzo Fiaschi – co-fondatore della galleria e curatore dei progetti di mostra che si rinnovano ogni anno col gruppo Jumeirah, commenta il progetto di collaborazione con l’hotel caprese.

“La collaborazione tra Jumeirah Capri Palace e Galleria Continua nasce da una volontà condivisa di creare un ponte tra arte e ospitalità. Arte e Cultura sono da sempre elementi distintivi della nostra storia di accoglienza”.Conclude Ermanno Zanini, General Manager e Vice Presidente Regionale del Gruppo Jumeirah.

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