Mare e Cielo: questo il titolo della “casa sull’albero” progettata e realizzata da Peter Demetz ad Anacapri per gli esterni dello Chalet Azzurro su commissione di Franco Senesi.
Un sogno da bambino che ha preso forma e vita, utilizzando come struttura portante i pini della Migliera, uno dei belvederi più panoramici di Anacapri. Tre cubi, volutamente non livellati, che lontanamente ricordano un sommergibile, danno l’impressione di muoversi in una dimensione sospesa tra mare e cielo, valorizzata dalle ampie vetrate che guardano sul golfo e sul paesaggio boschivo circostante.
La natura diventa parte integrante dell’opera, ci entra dentro: un’abile commistione tra natura e artificio valorizzata dalla scelta dei materiali come il sughero, e dai colori che ibridano l’opera nel panorama in cui è immersa.
Un unicum per Capri e non solo, perché all’interno di questa che evidentemente è molto più di una “casa sull’albero” Demetz colloca le sue tipiche sagome di personaggi, facendola diventare un’opera nell’opera.
La dimensione del gioco è predominante: nella ricerca di equilibrio, nella capacità di nascondersi che la struttura offre, e nella dimensione ludica in cui vengono scolpite le figure, in abbigliamento balneare.
L’artista altoatesino costruisce spazi che, per loro natura, sono piccoli palcoscenici dove fa muovere i suoi personaggi, ritratti in un momento di riflessione, un attimo di coscienza, probabilmente intenti ad interagire tra loro.
La lavorazione del legno è segno distintivo della tradizione culturale di Ortisei, in Alto Adige, terra da cui proviene Peter Demetz, tra i maggiori interpreti di quell’arte di intaglio del tiglio in chiave contemporanea.
Le opere di Demetz sono sculture tridimensionali, delle volte anche definite lightbox, per il sapiente uso di luci, colori sullo sfondo e giochi prospettici.
Una prospettiva che potremmo definire immaginaria: sono le figure a darci la misura delle proporzioni, la loro grandezza, la loro distanza dallo sfondo; il resto lo immaginiamo noi, la nostra istintualità nel guardare verso l’orizzonte. La commistione tra luce e colore aiuta a dirigere lo sguardo in profondità.
Maestro, artigiano, scultore: Demetz definisce le sue opere “finestre sul mondo”. Fondamentale è scegliere la collocazione giusta per le sue installazioni, in luoghi non eccessivamente illuminati, ma che prevedono un’apertura, dove l’opera acquista una sua autorevolezza, racconta una sua storia.
E quale setting più evocativo di un albero, per un lavoro che pone delle sagome scultoree in tiglio ad interagire con una vetrata sul mare?
I personaggi di Demetz sebbene mostrino la fermezza di sentimenti nascosti, trattenuti nel ritegno della forma, aprono porte verso altre stanze, suggeriscono altri mondi, altre vite.
Mentre lo spettatore sembra avere un posto riservato per spiare la loro intimità, il tempo è in stand by. La presenza delle figure è così forte che è possibile immaginare il loro mondo e cosa sta per accadere dopo averli guardati.
Il silenzio è una costante, da qui deriva la terapeuticità dei lavori di Demetz, che stimolano la riflessione, l’introspezione, la fantasia.