Casa Malaparte: una nuova era tra design e contemporaneo

La bellezza senza tempo di Casa Malaparte, la dimora che porta il nome del controverso scrittore noto per romanzi come La Pelle, Maledetti Toscani, Kaputt, è corroborata da un certo fascino del proibito. Sogno di tanti, accessibile a pochi, la proprietà della Famiglia Rositani Suckert è sede da diversi anni di selezionati ed esclusivi eventi legati all’arte o all’alta moda.

Particolarmente ammirata per i suoi iconici esterni, gioiello nel gioiello del paesaggio circostante che guarda sui Faraglioni, meno conosciuta per i suoi interni, apprezzabili ai più fino a ieri solo grazie a film come Le Mépris di Jean-Luc Godard (1963) e La Pelle di Liliana Cavani (1981). Ebbene oggi non solo è possibile conoscere dettagli dei suoi pezzi d’arredo ma anche collezionarli. O quasi.

Il più giovane dei Malaparte, Tommaso Rositani Suckert, ha infatti deciso di riprodurre per Gagosian, tra le gallerie più affermate al mondo, una serie di pezzi chiave che adornano la villa ancora oggi: un tavolo, una panca e una console. Ogni opera è prodotta in Italia, e coniuga ad elementi classici, come colonne e capitelli, materiali diversi quali il legno di noce, il marmo di Carrara ed il tufo.

Per il tavolo si tratta di una coppia di colonne intagliate nel massello di pino in curve diagonali lisce e sinuose che accentuano i motivi naturali delle venature del legno; per la panca è stata necessaria una particolare lavorazione dei tronchi in un pezzo unico, possibile solo grazie alla maestria degli artigiani del nord Italia. Le gambe sono composte da capitelli di colonna tagliati in marmo di Carrara. La console è stata realizzata con capitelli in tufo. Ciascun pezzo giustappone motivi familiari del ricco passato classico con forme moderne minimaliste.

“Sono stati messi a punto in totale dodici esemplari, perché preferiamo restare in quell’ambito tra arte, architettura e design che corrisponde allo spirito della casa”. Precisa il giovane Rositani.

Dopo le prime mostre nel 2020 presso la sede londinese di Gagosian, e nel 2022 in quella di New York, che hanno visto protagoniste, oltre alle opere di design, una selezione di pezzi di porcellane di Meissen precedentemente di proprietà di Malaparte,  è già in lavorazione una edizione inedita con nuovi esclusivi pezzi di design omaggio non solo alla dimora, ma alla vita e allo spirito di uno dei personaggi più complessi e misteriosi dell’avanguardia italiana.

Figura poliedrica, scrittore, giornalista e sceneggiatore, definì la sua Villa “Casa come me”, autoritratto abitativo ed estetico: “Vorrei costruirmela tutta con le mie mani, pietra su pietra, mattone su mattone, la città del mio cuore. Mi farei architetto, muratore, manovale, falegname, stuccatore, tutti i mestieri farei perché la città fosse mia, proprio mia, dalle cantine ai tetti, mia come la vorrei. Una città che mi assomigliasse, che fosse il mio ritratto e insieme la mia biografia. E tutti, appena entrandoci, sentissero che quella città sono io, che quelle strade sono le mie braccia aperte ad accogliere gli amici. […]. Che m’assomigliasse, e che ciascuno sentisse, vivendoci, di stare dentro di me”.

Figlio di un tintore di stoffe sàssone trapiantato a Prato, nato come Kurt Erich Suckert prese poi il nome d’arte di Curzio Malaparte. 

Il discusso autore fece costruire nel 1939 su un appezzamento di terra della scogliera caprese a picco sul mare, dove dette prova di tutto il suo estro.

Inimitabili i tratti distintivi della casa: fuori, la citazione della scala della chiesa di Lipari, ricordo del confino; dentro, sedie e mobili e camini, un design totale. Salendo uno scalone di legno, ecco al primo piano il salone enorme con le quattro finestre irregolari tutto-vetro, senza montanti e basculanti, e un camino sempre by Malaparte con vetro per “vedere il mare” in lontananza. 

Il tetto, che prende forma dalla scala e si apre come un teatro greco immerso nel paesaggio; l’ampia terrazza che domina il mare; il colore rosso delle pareti esterne, che ricorda gli interni romani della vicina Pompei; infine una collezione di mobili designati da Malaparte stesso e che oggi riprendono forma. 

Dopo la morte dello scrittore, nel 1957, la casa vive oggi come capolavoro di architettura e piattaforma di ispirazione per artisti e designer contemporanei. Il gallerista Larry Gagosian la sceglie ogni luglio come luogo d’elezione per una mostra al chiaro di luna per pochissimi e selezionati invitati. Per l’evento, negli ultimi anni si sono alternati artisti di fama mondiale come Ed Rusche, Rudolf Stingel, Brice Marden, Mark Grotjahn,  Cy Twombly, Elisabeth Peyton, Jenny Saville, Shio Kusaka e Jo-nas Wood. 

Proprio grazie alla collaborazione con il gallerista americano ed all’intraprendenza di Suckert è nata la collezione ispirata agli interni della Villa di Punta Masullo. Ma non finisce qui.  

Il giovane Malaparte è infatti tra i fondatori di Amanita, galleria con headquarter newyorkese su Bowery a Manhattan, un tempo sede del club CBGB (dove negli anni 70/80 si alternavano nomi dal calibro di Patti Smith e i Police). 

Insieme a Caio Twombly, nipote d’arte anche lui, ha lanciato una galleria che vuole costituire un ponte tra Italia e Stati Uniti per artisti emergenti e mid-career.

“Pur essendo basati oltreoceano, non dimentichiamo il nostro legame con l’Italia organizzando per gli artisti che rappresentiamo progetti espositivi presso sedi istituzionali e museali”. Commenta il giovane Rositani. 

Come testimoniano il Museo Bardini di Firenze, dove ora è in mostra Leonardo Meoni, artista che la galleria ha contribuito a far crescere dai suoi inizi, o la Fondazione Iris,  storico studio di Cy Twombly, a Bassano in Teverina, dove lo scorso anno Amanita ha inaugurato con Robert Nava ed ora ospita Rita Ackermann.

Tommaso e Caio sono  soci della galleria insieme a Jacob Hyman e Garrett Goldsmith. 

Un quartetto under 30 di galleristi che hanno fatto della loro passione un lavoro.

Uno sguardo audace ed imprenditoriale all’arte contemporanea, ma al tempo stesso raffinato e coerente, guidato da precise scelte stilistiche che puntano sulla nuove promesse del settore. 

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