Studio Trisorio compie 50 anni , eppure sembra ieri da quel lontano 16 ottobre 1974 in cui Pasquale Trisorio inaugurò con una personale di Dan Flavin, autore di note installazioni realizzate con comuni lampade fluorescenti da parete, negli spazi che tutt’ora ospitano la galleria, presso le scuderie di Palazzo Ulloa di Bagnara, alla Riviera di Chiaia.
“Le luci sono bellissime”, disse il meccanico che occupava il cortile, “ma i quadri quando li appenderete?” Ricorda divertita Lucia Trisorio ripensando a quel momento.
Mezzo secolo ripercorso in maniera confidenziale ed aneddotica per il volume edito da Electa Studio Trisorio: una storia d’arte. Come un album di famiglia che all’interno contiene le testimonianze di alcune delle pagine più importanti del Contemporaneo: un viaggio appassionante che ripercorre gli esordi della galleria nei primi anni Settanta a Napoli, attraverso le mostre d’avanguardia dedicate alla performance, alla fotografia e alla videoarte, i ricordi di Villa Orlandi ad Anacapri dove amavano soggiornare artisti come Cy Twombly, Joseph Beuys e Jannis Kounellis, gli anni romani, fino alla nascita ed il successo del Festival Artecinema.
Negli anni ’70 a Napoli c’erano la Modern Art Agency di Lucio Amelio, lo Studio Morra, la galleria Lia Rumma, la galleria Il Centro con Dina Carola, Anna Caputi e pochi coraggiosi collezionisti.
“Operare in questa città non era facile – sottolinea Lucia Trisorio – eppure ricordo quegli anni come il tempo dei grandi entusiasmi e della grande partecipazione attorno alla galleria che rappresentava un punto di riferimento, di verifica e di scambio di idee”.
Era un’epoca di cambiamenti e ribellioni, l’arte cercava nuove strade che si nutrivano di coinvolgimento del pubblico e di provocazioni: allo Studio Trisorio si alternavano mostre passate alla storia, nate da sincere amicizie e passioni comuni più che da complesse strategie di marketing.
“Ciò che ci ha spinto a fare le nostre scelte è sempre stata la convinzione di sostenere un lavoro artistico meritevole piuttosto che la prospettiva di un guadagno immediato. Quante volte, nei primi tempi, quando qualcuno davanti a un quadro chiedeva a Pasquale ‘Ma quanto costa?’, la risposta era: ‘Non lo so, mi devo informare, forse non lo vendo…’. L’idea di trarre un profitto dall’arte ci sembrava quasi una profanazione. Solo in seguito abbiamo imparato a separarci da un’opera senza soffrirne troppo e a scoprire il piacere di far conoscere a un collezionista un nuovo artista, di portarlo a casa sua a installare un lavoro scegliendo insieme il posto più adatto e continuare poi questo rapporto negli anni. All’inizio evidentemente lo spirito del collezionista aveva il sopravvento su quello del mercante d’arte”.
La storia di Trisorio passa anche da Capri, dove dal 1970 al 1989 ha offerto una vera e propria comunità per artisti, critici, galleristi e direttori di musei, nella settecentesca Villa Orlandi, ad Anacapri.
Qui soggiornarono nomi come Cy Twombly, Jannis Kounellis, Mario Merz, Sol LeWitt, Pier Paolo Calzolari, Luigi Ontani, e Joseph Beuys realizzò “La rivoluzione siamo Noi”, l’immagine manifesto destinata a fare il giro del mondo.
Una mostra importante legata alla fotografia fu Capri, un pretesto del 1985. Sette fotografi di fama internazionale e di nazionalità diverse – Paul den Hollander, Franco Fontana, Luigi Ghirri, Ralph Gibson, Mimmo Jodice, Claude Nori, Wilhelm Schürmann – vennero invitati a dare una propria interpretazione dell’Isola attraverso l’obiettivo. A turno ognuno di loro soggiornò a Villa Orlandi, immortalando l’isola in lungo e in largo. Alla fine, con oltre centotrenta fotografie, la mostra assunse una dimensione che non poteva più essere contenuta nell’abituale salone della villa, per cui fu presentata, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Campania diretta allora da Raffaello Causa, negli ambienti della Certosa di San Giacomo appena restaurati. Fu molto interessante, nell’accostamento delle varie fotografie, vedere come ognuno di loro avesse vissuto Capri in modo diverso. Chi ne aveva colto prevalentemente le bellezze naturali, chi quelle archeologiche, chi invece, l’aspetto più profano del turismo di massa.
Dal 2004 al 2011 Trisorio è presente anche a Roma, in Piazzetta del Fico, inaugurando con Lawrence Carroll, e proseguendo con Enzo Cucchi, Rebecca Horn, Ettore Spalletti e tanti altri.
Intanto, grazie alla passione e all’impegno di Laura Trisorio, nel 1996 si tiene la prima edizione di ARTECINEMA, Festival internazionale di film sull’arte contemporanea, nato per valorizzare le più diverse ricerche visive attraverso documentari d’autore.
Oggi la galleria è ulteriormente cresciuta, triplicando i suoi spazi con una nuova sede napoletana a Via Carlo Poerio, ed una a Capri, nella centralissima Via Vittorio Emanuele.
Grazie alla tenacia di Laura Trisorio, che fin da adolescente ha seguito i genitori nelle fiere internazionali, sono nati nuovi contatti a livello internazionale e realizzate nuove importanti mostre in galleria ed in spazi istituzionali di grande prestigio. Da qui le collaborazioni con Lawrence Caroll, Louise Bourgeois, Rebecca Horn, Daniel Buren, Luciano Romano, Francesco Arena, Jan Fabre, Francesco Vezzoli, Robert Polidori.
“Vedo il mondo dell’arte come una grande famiglia, con le stesse dinamiche e disfunzionalità di quella tradizionale. E il gallerista assume il ruolo genitoriale con tutto ciò che ne consegue: gelosie, tradimenti, tragedie, grandi amori, grandi delusioni” afferma Laura Trisorio, che continua: “la linfa vitale per me è il legame con gli artisti: aiutarli nelle scelte, condividere le visioni, i sogni, raggiungere insieme gli obiettivi. Gioire e soffrire con loro uniti da una stessa passione, da una stessa necessità. Credo sia stato questo stesso sentimento che abbia spinto i miei genitori ad aprire la galleria cinquanta anni fa, quando non si vendeva quasi niente e l’arte non era considerata un investimento sicuro ma un’urgenza che spingeva ad andare avanti al di là di tutto. Ho ereditato questo sentimento con il quale oggi faccio i conti e sono molto grata ai miei genitori perché ho imparato che poter diffondere l’arte e la bellezza, oltre ad essere un grande privilegio, è un preziosissimo dono e come tale lo custodisco con cura.
Un dono che ho ricevuto tanto tempo fa, forse durante un pranzo del 1972 sul terrazzo di casa nostra quando avevo cinque anni. Quel giorno ha segnato la mia strada. Beuys mi tende la mano, come se mi passasse una fiaccola, un testimone, mia madre mi tocca il braccio, Lucio Amelio mette la mano sulla mia testa. È come la scena di un’investitura e tutti sembrano dire: ‘non hai scampo, l’Arte è il tuo destino!’”.